A volte basta pochissimo per sentirsi bene con sè stessi, pieni di carica per la giornata, ordinati dentro e la voglia di sentirsi curati anche fuori nel proprio modo....... Sì e tutto questo è la conseguenza di una serata trascorsa in compagnia di una carissima amica, all'insegna di pizza, chiacchiere e un dvd: "il diavolo veste prada".
Anche noi, abbiamo concluso che forse non sarà una maestria del cinema, ma gli argomenti trattati non sono per nulla banali, forse frivoli (un plauso agli attori che sono stati davvero sublimi!). Ma è bello evidenziare come nella baraonda di questo mondo, quello della moda, così lontano dalla maggior parte degli individui, ma così facente parte della quotidianità, fortunatamente ci sono persone che non sono disposte a sacrificare i propri "valori" a dispetto di una carriera lavorativa (ovviamente è sempre questione di "scelte"). Inoltre, ricordiamoci che dietro qualsiasi attività imprenditoriale, che sia estremamente seriosa o più leggera, come quella della moda, c'è sempre uno stuff di persone che investono duramente nel proprio lavoro con vera passione.
A questo punto, mi sorge spontanea una riflessione: ma cosa è davvero importante nella vita? il lavoro quotidiano per il nostro essere "individuo" (stipendio mensile a parte, che è necessario per vivere)? Io stessa mi considero in primis per la voglia di imparare, scoprire, conoscere, studiare, vivere...... ma mi chiedo, di tutta questa voglia, poi un giorno cosa resterà? Tutto ciò che sono riuscita ad incamerare, scomparirà con me? e quindi, perchè questo bisogno "umano" che mi accompagna sempre? Non mi accontento di "essere", voglio qualcosa di più...... Probabilmente per essere soddisfatta di me stessa e con me stessa, ma come mai tutta questa "corsa vitale"? Cosa è davvero importante?
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Oggi si conclude una mostra direi ben organizzata e ricca di ogni riferimento storico, ed è in queste occasioni che il mio orgoglio centese si risveglia. Infatti la mostra si svolge presso la civica pinacoteca del comune di Cento - FE: "La Madonna del Presepe - Da Donatello a Guercino".
Sono capitata per caso proprio durante l'inizio di una visita guidata: sì una fortuna che mi ha fatto apprezzare ancor più quest'arte a me non proprio conosciuta. Capire i possibili punti comuni che uniscono Donatello al nostro Guercino e soprattutto cogliere quegli aspetti che forse sembrano elementari, che se spiegati con dedizione e profondità ti restano e ti fanno venir voglia di scoprire oltremodo. Così come la "Madonna con il Bambino" di un seguace di Donatello, dove Gesù è dipinto con l'ombelico proprio ad evidenziarne la sua caratteristica umana. Per non dimenticare le varie rappresentazioni della Madonna dipinta con la cintura (per indicare la sua verginità. Infatti una volta, le fanciulle sposate, non portavano più la cintura per sottolineare che ora erano pronte ad accogliere un figlio in grembo), e il colore della veste "rosso" che rappresenta l'umanità, e "azzurro" per la celestialità.
Assai interessante è stato anche lo schema di rilievo comparativo della Madonna del Presepe di Renza Bolognesi, da cui si può apprezzare come l'incrocio delle linee/diagonali, evidenzia la forma a fiore di loto, simbolo di bellezza eterna ed incorruttibile. Un'altra curiosità: la "mangiatoia" rifugio dove è nato il bambin Gesù, in latino significa proprio presepe!!
Ho apprezzato anche le numerose opere internazionali prestate, come la "Madonna del Seggiolino" di Donatello, di proprietà del londinese Victoria and Albert Museum.
E' stata un'occasione per i centesi e i numerosi turisti di conoscere un aspetto di Cento degno di ogni importanza. Di capire come nel passato la nostra cittadina fosse meta di pellegrinaggio per questa Madonna. Dal prossimo 17 Maggio 2008, il bassorilievo sarà a deposto nella Chiesa di S.Pietro a disposizione di tutti.
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Ho terminato da pochi giorni un libro che mi ha preso molto "Lasciami andare, madre" di Helga Schneider.
L'autrice racconta in prima persona il confronto con sua madre che ha sostenuto il nazismo indossando la divisa da SS, nel campo più selettivo, quello di Birkenau. Indubbiamente un racconto drammatico di una figlia abbandonata da piccola, i cui ricordi, oltre che di solitudine, di paure, di mancanza di amore sono quelli dell'unico incontro avuto con quella madre, praticamente sconosciuta, avuto 27 anni prima. Ma cosa spinge Helga a voler incontrare nuovamente quella donna? con quali sentimenti? con quali aspettative? Helga che ha rifiutato anche la sua lingua, come un bisogno estremo di purificarsi e prendere le distanze da quel "credo ossessivo" della madre.
Un turbinio di emozioni, di silenzi, di sguardi, di parole tutte d'un fiato....un racconto crudo, ma anche di un'umanità inaspettata, non per l'argomento trattato, ma per questo "filo immaginario" che unisce sempre i figli alle madri.
Consiglio questa lettura, per fare proprie le assurde atrocità commesse che pesano come un macinio sul nostro stato di essere umani, e non perchè "chi è morto non potrà mai più domandare rendiconi..." (dalle stesse parole dell'autrice).
E sempre come Helga scrive: "Ora la storia è tutta qui. La storia mancata di una madre e di una figlia. Una non storia"
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Sabato 8 Marzo 2007, è stato festeggiato il 1° compleanno del Jazz Club di Cento con un concerto degno di ogni rilievo grazie alla partecipazione del Gianni Cazzola 5ET. La serata è stata davvero piacevole, nonostante il poco afflusso di pubblico (probabilmente dovuto alle coincidenze con i festeggiamenti della festa della donna, e impegni teatrali vari del sabato sera).
Quello che più è emerso da questa serata è stata la regia magistrale che Gianni Cazzola, tra i batteristi più dotati italiani, ha saputo coordinare questo quintetto di artisti molto giovani paragonati ad una bravura e professionalità elevata, che è subito saltata agli occhi, ops alle orecchie, degli spettatori.
Al pianoforte Simone Daclon, le cui dita sembravano danzare su quella tastiera, a volte tranquille e altre volte "impazzite" rapite dall'anima del jazz. Al contrabbasso Mattia Magatelli , che sembrava accarezzare una bellissima donna sinuosa, mentre creava arpeggi artisticamente validi.
Al sax tenore Emiliano Vernizzi, tra i sassofonisti più promettenti del panorama nazionale, di cui si è apprezzata quell'umiltà artistica sfociata poi in un turbinio musicale in sintonia con gli altri strumentisti. E per ultimo, ma non ultimo per la bravura, il giovanissimo Humberto Amesquita al trombone, che ha contribuito con la sua professionalità a creare questo quintetto "armonico" davvero degno di ogni nota.

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Personalmente mi è piaciuta la fotografia, le musiche scelte e la storia: ha trattato argomenti importanti come la dipendenza da alcool, droghe, gioco, ma anche il cercare il proprio posto nel mondo, a fronte di un'infanzia alquanto difficile. Dialoghi tra giovani rampolli, che molti definiscono irreali, ma non ha nemmeno esagerato perchè la vita vera può essere anche peggiore.
I personaggi principali hanno un'introspezione complessa, che forse non sempre è stata trattata a fondo, ma che ha aiutato lo spettatore, sempre secondo me, ad un'analisi personale, forzando i pensieri e, perchè no, raffrontandoli con le proprie esperienze personali.
Sì, forse questo film è una rischiosa scommessa oltre che per la riuscita del film stesso, anche per la possibilità di essere felici nella vita. Felicità che non si ottiene "accontentandosi" o mentendo a sè stessi, per il timore di non voler scavare interiormente nel profondo.
Un film che mi sento di consigliare, ripeto, andando liberi da ogni pre-concetto riguardo il regista, ogni pettegolezzo sul fisico e con la mera intenzione di trovare ogni minimo difetto, ma di immergersi in quella storia, assaporando l'arte della seduzione che Nicole sembra voler confermare a sè stessa, per una sua innata necessità.
Proprio quella seduzione, per lo più assente nel mondo odierno, dove ti incita a conoscere l'altra persona, a saperla ascoltare, scoprire, annusare, soprendere,.....
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( 0 / 0 )In questa giornata per NON DIMENTICARE , ho pensato di riportare alcune parole tratte dal libro "Non sono passata per il camino" di Francine Christophe.
In omaggio a quelli che mi hanno insegnato questa canzone scritta al tempo della Libertà, l'hanno cantata con me al tempo dell'oppressione e sono TUTTI morti.
Uniamo le nostre voci prima di lasciarci
Io percorrerò altri luoghi
La vita è così' dolce e il mondo così bello
Intoniamo un ultimo addio.
Ritornello:
Io vado per il mondo portando la mia gioia
E le mie canzoni per bagaglio
Io canto l'amore e io canto la mia fede
Io parto per un lunghissimo viaggio
Io vado per le città e vado per i campi
Il mio cuore non conosce l'odio
le mie tasche sono vuote e io lascio i miei canti
Che risuonano molto alti nella pianura.
E se in cammino io incontro la morte
Che falcia tra le fila dei pezzenti
Sì, io parto per un lunghissimo viaggio
Io dirò un ultimo addio.
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( 2 / 2 )Dove c'è un grande amore, ci sono sempre desideri.
- Willa Cather -
Non ricordo dove ho letto l'aforisma di cui sopra, ma ritengo che sia degno di ogni riflessione, non solo per quanto riguarda le relazioni che siano di amicizia o amorose.
Al giorno d'oggi, in un'epoca densa di ritmi sfrenati, di stress, di uguaglianza societaria (se io non posseggo quello che tutti hanno, mi sento diverso; se io non frequento i posti "inn", sono escluso; ..ecc..), è davvero raro incontrare persone che sono "sincere" nei sentimenti, come quelle che mettono la PASSIONE in tutto quello che fanno dai semplici gesti quotidiani, a quelli imprevedibili e sorprendenti.
La cosa bella, è che da queste persone si acquisisce davvero la loro energia positiva, il loro sentimento, la loro grandezza e umiltà, il desiderio di riuscire in ciò che fanno mettendoci l'anima.
Non so perchè, ma il più delle volte, sono le persone che hanno origini umili, o vita semplice che possiedono la capacità di questo sentimento straordinario.
A questo punto, mi viene spontaneo un piccolo paragone tra queste "specialità" e la "mediocrità" della società: persone che non si rendono conto di quanto sia davvero importante questa vita che ci è stata donata; non si sono mai soffermate realmente a capire quali siano i propri desideri, ma si sono lasciate travolgere da questo circolo vizioso societario; persone vuote, senza ideali propri che si lasciano scivolare da dosso qualsiasi cosa, a meno che non riguardi loro in prima persona.
E' davvero rigenerante farsi contagiare dalla sana passione: percepire, sentire, impegnarsi, realizzare ed ascoltare.
Quindi riflettiamo bene, e non lasciamo che la nostra vita ci passi accanto come semplice spettatore, ma contribuiamo a modellarcela secondo le nostre aspettative, i desideri, i sentimenti, le relazioni, le esperienze, l'umiltà, le attenzioni.
Immagine © Lena Larizza
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